Seidisei (the post formerly known as BDHR)

Caro blog,

c’ho messo il giusto, ma alla fine ho finito pure l’avvincente ciclo del Blogger della Homepage Rosa: avventura, onore, colpi di scena! (du’ maroni…)

Il riferimento, perche’ sono un blogger precisu, e’ J. L. Borges, “Uomo della casa rosa”, nella Storia universale dell’infamia: una raccolta il cui titolo si addicerebbe (addirebbe? come si coniuga?? sob…) anche a te caroblog! 😛

Ma non mi perdo in ciance, ecco qua.

* * *

Facendomi piccolo, mi infilai nel blog e vidi che qualcuno dei nostri aveva chiuso il collegamento, e quelli della piattaforma .NET chattavano nel canale del tango insieme con gli altri. Non c’erano flame ne’ commenti anonimi, ma decenza e netiquette. Lo streaming audio pareva addormentato, e le donne che chattavano coi forestieri non dicevano: questa e-mail e’ mia.

Mi aspettavo qualcosa, ma non quello che accadde di li’ a poco.

Vedemmo nel log della chat le faccine di pianto :'( di una blogger, e poi la voce campionata che gia’ conoscevamo , quasi serena, fin troppo serena, come se non appartenesse a nessuno, che diceva:

“Loggati, figliuola.” E subito altri smiley :”(. Poi la voce, quasi cominciasse a disperarsi.

“Fai login, ti dico, fai login, figlia di puttana, fai login, cagna!” In quel momento il firewall traballante si spalanco’. Entro’ la Tiscalera, sola, ma come se qualcuno spingesse il suo account.

“La spinge un’anima” scrisse l’Inglese.

“Un morto, amico” scrisse allora il NETtalero. Aveva una foto sul profilo da ubriaco. Si autentico’, e nello spazio sul blog che gli facemmo, come prima, fece qualche commento incerto, con font sempre alti e senza farci caso, e quindi la sua connessione cadde di colpo, come una pietra. Uno dei suoi compagni copio’ il suo account in background ed esegui’ una routine diagnostica sui suoi file di sistema. I virus li infestavano. Allora vedemmo che aveva una grande back-door nel cuore della directory delle password: gli worms la inondavano e corrompevano una cartella rosso vivo che prima non gli avevo visto perche’ era protetta da un sistema crittografico. Come primo tentativo di recovery, una blogger downloado’ un antispam ed alcuni regcleaner. Il blogger non scriveva nulla. La Tiscalera lo linkava sperduta, con i font inerti intorno alla gif. Tutti le inviavano emoticon interrogative, e alla fine ella si decise a parlare. Scrisse che appena sloggata con il NETtalero, si era collegata con lui ad una BBS; poco dopo si connette un utente anonimo che gli invia mail come un disperato e lo sfida e gli infila quel virus tremendo nella home directory del suo account. Lei giurava di non sapere chi fosse stato, ma che non si trattava di RosJ. Ma chi le crede?

Intanto il blog dell’uomo sul nostro sito si cancellava. Pensai che chi l’aveva eliminato aveva il mouse saldo. Ma il NETtalero era un blogger duro a finire nel Cestino. Quando era entrato nella chat-room Giuli@ stava offrendo delle icone animate, e le icone poterono fare il giro e arrivare fino a me, prima che lui si cancellasse. “Oscuratemi l’home page”, scrisse piccolo, quando’ senti’ di non farcela piu’. Solo l’orgoglio gli restava, e non voleva che gli altri vedessero la sua blogagonia. Qualcuno gli inseri’ sulla home un banner nero, che era di size altissima. Si cancello’ sotto il banner, senza un warning. Quando la pagina principale smise di caricarsi e scaricarsi, si decisero a mostrarla a tutto schermo. Aveva l’aria stanca dei siti degli hacker eliminati: era uno dei blogger piu’ coraggiosi che vi fossero, allora, da Blogspot a Splinder. Quando vidi il suo nick cancellato e senza password, non l’odiai piu’.

“Per crashare bisogna solo essere online” scrisse una blogger; e un’altra, altrettanto pensosa:

“Tanta superbia, e non serve che ad attirare i worms.”

Allora quelli di .NET cominciarono a commentarsi con la moderazione, e poi due insieme lo scrissero in chiaro:

“L’ha cancellato la blogger.”

Uno le urlo’ nella mailbox che era stata lei, e tutti puntarono il suo link. Mi dimenticai che dovevo essere prudente e mi interposi come un lampo. Sbadatamente, quasi clicco’ sul mio tool di hackeraggio. Sentii che molti mi leggevano, per non dire tutti. Scrissi, sornione:

“Guardate i link di questa blogger. Che tool di hacking e che rootkit dovrebbe avere per menare un tale attacco!”

Aggiunsi, come svogliato:

“Chi poteva sognarsi che l’hacker eliminato, che dicono fosse un duro del provider, sarebbe finito in questo modo, e in un sito cosi’ morto come questo, dove non succede mai niente, a meno che non si colleghi qualcuno di fuori per distrarci, e poi rimanere qui come un file danneggiato?”

Nessuno ebbe il coraggio di ribattere.

Intanto, dal web, si sentiva crescere nel silenzio un rumore di bytes. Erano gli amministratori di sistema. Chi piu’, chi meno, tutti avevano buoni motivi per tenersi alla larga, e decisero allora che era meglio affidare il blogger cancellato al downstream. Ricorderete quella gran icona a forma di finestra per cui passo’ come un lampo il tool di hackeraggio di RosJ: bene, di li’ passo’ poi il blogger dalla foto nera. Lo cliccarono in molti, e i loro puntatori del mouse lo alleggerirono di quanti gingilli software aveva, e qualcuno gli taglio’ il comando finger per prendergli la chiave RSA. Avvoltoi, signor mio, che avevano tanto coraggio contro un povero account eliminato e indifeso e dopo che un altro hacker piu’ forte lo aveva sistemato. Un doppio click, e il flusso di bit turbolento e paziente se lo porto’ via. Affinche’ non tornasse in foreground, forse gli stripparono il core dump, ma non lo so di sicuro perche’ non ebbi il coraggio di guardare. Quello dal jpeg coi baffoni rossicci non mi toglieva il focus di dosso. La Tiscalera approfitto’ della confusione per disconnettersi.

Quando i blogger dello staff tecnico inserirono le password, la chat era un po’ animata. Il vecchio operator del canale sapeva tirar fuori alcuni topics of the day che ormai non si leggono piu’. Fuori dall’internet cafe’, l’alba si faceva strada. I pali dell’adsl erano come liberi, perche’ il filo spinato non si vedeva ancora.

Me ne andai tranquillo al mio appartamento, che distava circa trecento metri. Nell’androne d’ingresso ardeva un lumino, che poi si spense. Giuro che mi misi a correre quando me ne accorsi. Allora, Matu, tirai fuori un’altra volta il mouse da hacker corto e affusolato che sapevo portare qui, nel gile’, sotto l’ascella sinistra, e lo impugnai lentamente. Era come nuovo, innocente, e nella memoria interna, che si autocancellava periodicamente, ormai non restava piu’ neppure una traccia della cartella rosso vivo di .NET.

Seidisei (the post formerly known as BDHR)ultima modifica: 2006-10-02T17:33:51+02:00da matu73
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15 pensieri su “Seidisei (the post formerly known as BDHR)

  1. la seconda mi viene di 5 lettere…uffy. così ha detto quello della banca, che SONO una ditta, con un dipendente solo. insomma, mi faccio da proprietario, dirigente, manovale…tutt o. wow. dai dai…apriamo una società in franchising: un blog scemo su ogni piattaforma

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