Ti voglio bene amore mio

Nagib si sveglia quando il baccano giu’ in strada e’ gia’ piuttosto forte. La via e’ a soli tre isolati dalla piazza del mercato, ed e’ intasata di donne vocianti, di uomini strepitanti, di bambini frignanti.
A Nagib sembra addirittura di sentire, da lontano, il richiamo dei venditori di focaccette al cumino.

Nur dorme ancora, immersa nella debole luce della stanza. Voltata su un fianco e leggermente rannicchiata, da’ la schiena a Nagib, che fa il gesto di accarezzare con l’indice la traccia ondulata delle vertebre, dalla base del collo fino al lenzuolo che gli impedisce di arrivare fino al coccige.

Nagib si alza in silenzio. Non vuole svegliare Nur; deve andare al mercato prima delle dieci, e non e’ necessario che lei lo accompagni. Cosi’ sdraiata sul letto davanti a lui, con i capelli sciolti che ricoprono parzialmente il seno giovane e piccolo, e le lenzuola di lino azzurro che non riescono a nascondere la forma slanciata delle sue gambe, Nur – pensa – e’ piu’ bella di qualsiasi angelo abbia mai popolato il paradiso di Allah.

Si veste lentamente, ripensando alla prima volta che l’aveva vista, nel quartiere dei suk. Alla prima volta che avevano fatto l’amore, nel profumo di sesamo e menta. Nur era arrivata nella sua vita come una giornata di primavera e Nagib non riusciva a fare a meno, ogni volta che la guardava, di ringraziare il suo Dio, quel Dio potente e misericordioso, per avergliela data. Per averla data proprio a lui, che era umile e insignificante.

Nagib finisce di vestirsi. Prende la grande borsa che e’ ai piedi del letto; e’ pesante e mentre sbuffa nel sollevarla, Nur si rigira tra le lenzuola. Per un attimo Nagib scorge il suo viso imbronciato nel sonno, le guance accaldate con i segni del cuscino. Senza pensare a niente lascia cadere la borsa, apre un cassetto del comodino da cui estrae un piccolo block notes. Su una pagina strappata scrive sforzandosi di usare una bella grafia. “Ti voglio bene amore mio”. Posa il biglietto accanto all’abat-jour sul comodino, prende la borsa, gli occhiali da sole ed apre piano la porta della camera.

Nagib esce e richiude la porta con delicatezza. La porta quasi chiusa gli mostra un ultimo scorcio di Nur: muovendosi nel sonno ha tirato fuori una gamba dalle lenzuola, mentre i capelli le ricadono ora dietro la schiena, scoprendole le spalle e il seno.

Nagib, per quello che sta per fare, non vuole chiedere nulla. Ma vedendola cosi’, piu’ bella di qualsiasi angelo del cielo di Allah, non riesce a fare a meno di pregare il suo Dio, quel Dio potente e misericordioso, di riportargli alla mente quell’immagine dolcissima, nel momento in cui premera’ il pulsante del piccolo detonatore nascosto nella borsa.

Matu

Ti voglio bene amore mioultima modifica: 2005-12-15T11:45:01+01:00da matu73
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12 pensieri su “Ti voglio bene amore mio

  1. ho capito…vuoi fregarmi. in realtà vuoi rimanere con la nipote cerebropriva e non sai come sbolognarmi…q uindi fingi di non ricordarti che per cena avevo un impegno. ma io alla cassola potrei non resistere. dairago…pò… ho visto che sta un pò più giù di me.

  2. tu sei completamente fuori di cotenna. nel mio unico giorno di riposo mi dovrei dedicare allo scatolame altrui! tze…non mi pare un gran modo per riprendere le redini della mia vita sociale. facciamo che ci si vede a trasloco finito…tra qualche mesetto!

  3. va bene…vedrò cosa posso fare. magari, intanto, prova a darmi qualche coordinata. via mail, casomai: non vorrei che tutti i fan squilibrati della iena leggano il commento e si presentino sotto casa di marci e gian. oddio…potrebb ero tornare utili per il carico-scarico.

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