There again

Caro blog,

a Londra ci sono andato, la prima volta, nel secolo scorso (e’ buffo da dire). Era il 1988, io avevo quindici anni e quelle erano le prime vacanze che facevo da solo, le piu’ classiche: corso di inglese con soggiorno in una famigliola locale. A dire la verita’ non ero proprio a Londra, ma in un paesone abbastanza triste dalle parti di Liverpool; nella capitale andammo in giornata una domenica, partendo in pullman ad un’ora improponibile del mattino. E sara’ forse per il sonno, forse perche’ a quell’eta’ avevo altre cose per la testa (in quell’occasione una biondina quattordicenne canadese con un enorme apparecchio), forse perche’ e’ passato un po’ di tempo, ma di quella gita non ricordo pressoche’ nulla, tranne il fatto che si trattava di una giornata grigia e piovigginosa. Ma credo che a luglio in Inghilterra quattro giornate su cinque siano grigie e piovigginose, e per questo non penso che quel mio unico ricordo abbia molto valore.

Ci tornai poi l’anno successivo, solo per pochi giorni, ma furono molto divertenti perche’ andai a vedere le cose piu’ stupide e kitsch. Il museo delle cere, sezione “Storia del rock”, con delle statuine semoventi dei Beatles che cantavano Sergent Pepper’s; una esposizione con un nome gotico (“The London Dungeons”), ricostruzione alquanto dubbia ma dal gusto squisitamente inglese dei piu’ truculenti trascorsi medioevali della citta’; il reparto dolci di Harrods, dove ti imbustano i chocolate sweeties con i guanti bianchi e l’eleganza di un maggiordomo di P.G. Wodehouse.

Passati un po’ di anni, e girate, soprattutto con il treno, un po’ di altre capitali europee, fui di nuovo a Londra nell’estate del novantasei. Questa volta ci arrivai dall’alto, sbarcando prima in Galles con il traghetto da Dublino, e dopo il clima mite dell’Irlanda l’agosto londinese mi sembro’ arroventato. Con i miei amici alloggiammo qualche giorno da un affittacamere cinese nella zona di Earl’s Court, che a dispetto del nome offre quanto di piu’ economico si possa trovare in fatto di accomodations nella carissima metropoli all’ombra del Big Ben. In sette anni dovevo essere piuttosto cambiato, se questa volta trascurai sdegnosamente i musei-exhibitions di genere splatter e i revival beatlesiani, per visitare scrupolosamente (quasi) tutti i saloni del British Museum.

Nel novantotto andai a Cambridge a rinfrescare il mio inglese. Atterrai al London City airport, vicino alla stazione di Liverpool street. In citta’ rimasi un solo giorno; sara’ forse per i bellissimi bookstores, forse perche’ avevo altre cose per la testa (in quell’occasione una bruna diciannovenne messicana con degli enormi occhi neri), forse perche’ il biglietto del treno costava ben tredici sterline (una vera ladrata!), ma in tutto il mese non lasciai neppure una volta le sponde del River Cam per una gita nella capitale.

L’anno scorso a nord di Londra transitai soltanto per andare in Islanda spendendo poco (Ryan Air fa base a Stansted), e quando, per un malinteso piuttosto deplorevole, perdemmo l’aereo al ritorno da Reykjavik e ci tocco’ passare quasi un giorno intero all’aeroporto, eravamo troppo sfiduciati per aver voglia di fare una capatina a Piccadilly.

Ora che le bombe dei terroristi sono esplose nel tube, ammazzando decine di quelle persone silenziose e cortesissime, che come certi bambolotti basta sfiorare appena perche’ emettano un immediato “excuse me!”, io – caro blog – non so cosa dire. Mi viene in mente il sacco di Roma, l’assedio di Vienna, una furia barbarica che viene dalle steppe, dalle montagne, dal deserto, contro la Citta’, contro la civilta’. Come siamo potuti arrivare, dopo tanto tempo, di nuovo a questo punto? Perche’ dobbiamo di nuovo guardare le Alpi con timore, nell’attesa che la distruzione, come una pestilenza, scenda su di noi?

Tutte le volte che sono stato a Londra ho sempre pensato che, prima o poi, ci sarei tornato. Ora spero di farlo presto; che smettano di soffiare nel mondo questi venti di follia; ho voglia di girare di nuovo come una trottola nell’underground per i visitare i posti piu’ stupidi e kitsch; essere di nuovo nella citta’, e nella civilta’ che vive in lei; ancora una volta, ancora la’.

Matu

There againultima modifica: 2005-07-11T11:22:36+02:00da matu73
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57 pensieri su “There again

  1. vediamo quanto ci mettono a cancellarti il post. Cleopa mi parlava di una sorta di censura di tutto quello che riguarda Londra! mah! vai a capirli!
    La storia della ù riguardava un commento ricevuto un paio di post fa, da parte di un anonimo che mi rimproverava di essere noiosa. ebbene…era un modo per fargli sapere che so perfettamente chi si nasconde dietro a cotanta arroganza! scriverò post scemi, ma ci faccio…mica ci sono!!!! 🙂

  2. vedo che il seguito interessa moltissime persone in questo blog, alla fine mi sa che ve lo scriverò questo seguito… non sono silente di quella canzone la frase che mi interessava trasmettere è questa: Years go by will I still be waiting
    For somebody else to understand…
    Years go by will I choke on my tears
    Till finally there is nothing left

  3. Uè Matu… il tuo post mi ha fatto venire i brividi. Anche io da Londra sono sempre passata senza mai fermarmi più di tanto. Ed anche io vorrei tornarci presto. Magari ci si becca da quelle parti 😉 Che la mia commissione di laurea di comporti un po’ meglio di come si è comportato virgilio in questi giorni me lo auguro, ma non ci giurerei in realtà. Saprò essere più precisa mercoledì sera. Baci
    PS Sei stao in Islanda?!?! IO sogno di andarci da anni… ma com’è che non trovo nessuno che voglia venirci con me??

  4. Senti Ing. io in ufficio non posso ascoltare la musica (pena il licenziamento!) e di conseguenza non posso ascoltare il seguito di Cleopa attraverso le parole della canzone, lei mi ha detto che fintanto che tu non le dici quali sono il suoi post criptici (ahhh questi ingegneri… che pazienza…) se non l’ho posta.. anche se è già pronto… dai un piccolo sforzo… cè la puoi fare anche tu

  5. london… london… penso che un lupo mannaro americano a londra si ritenga fortunato a essere quasi immortale… e dopo questa infelice battuta mi farò perdonare dicendo che in questa foto sei davvero un mezzo figo… dovresti postarne di più… Ciao Matu… simone.

  6. ammetto che quello del 1/6 era un pò criptico perchè dedicato ad una persona notissima in ambiente ed in città morta per la coca… ma capisco che chi non conosce tutti i fatti non lo capisce… che non capisci in quello del 30 giugno??? ero intervenutai n merito a tutte le stronzate lette su nord e sud, dichiarandomi orgogliossissim a del mio essere terrona, quello del 7 marzo era dedicato ad una persona ed alla nostra storia cosa non avresti capito????

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