Matu’s translations of the very best poets ever – part I

Caro blog,

essendo che in questo periodo il lavoro mi lascia del tempo, ed essendo che non ho ancora postato nessuna immagine (cosa un po’ vergognosa per un ingegnere smanettone quale sono), mi sono dedicato alla traduzione del Corvo di Edgar Allan Poe (e’ una poesia, caro blog, non il film con lo sfortunato figlio di Bruce Lee), ed ora lo posto a puntate corredandolo con i disegni fatti a suo tempo, in occasione della traduzione francese di Mallarme’, da Edouard Manet.

Seguono le prime sei strofe (in tutto sono diciotto), con la copertina della succitata edizione francese ed il primo disegno (in tutto sono quattro).

Frontespizio dell'edizione francese

Il corvo

Una volta in una tetra mezzanotte, mentre ponderavo, debole e stanco,
su un bizzarro e curioso volume di leggende dimenticate,
mentre dondolavo con la testa, quasi sonnecchiando, d’improvviso udii un picchiettio,
come di qualcuno che bussasse delicatamente alla porta della mia camera.
“E’ un visitatore,” sussurrai, “che bussa alla porta della mia camera –
solo questo, e nulla piu’.”

Ah, ricordo nitidamente che era nel grigio dicembre,
ed ogni singolo tizzone morente disegnava il suo spettro sul pavimento.
Impaziente desideravo il mattino; – vanamente avevo cercato
nei miei libri sollievo dal dolore – dal dolore per la perduta Eleonora –
per quella rara e radiosa ragazza a cui gli angeli dan nome Eleonora –
senza nome ora quaggiu’.

E il triste ed incerto fruscio di ciascuna tenda di seta viola
mi agitava – mi riempiva di terrori fantastici mai provati prima;
cosicche’ adesso, per calmare il batticuore, ero in piedi ripetendo,
“E’ un visitatore che chiede di entrare alla porta della mia camera –
qualche tardo visitatore che chiede di entrare alla porta della mia camera –
questo e’, e nulla piu’.”

Una volta in una tetra mezzanotte ...

Presto il mio animo si fece forza; senza ulteriori esitazioni,
“Signore,” dissi, “o Signora, imploro sinceramente la vostra indulgenza;
fatto sta che ero abbioccato, e cosi’ leggermente avete bussato,
e cosi’ impercettibilmente avete picchiato, picchiato alla porta della mia camera,
che io appena appena ero sicuro d’avervi sentito” – qui spalancai la porta, –
buio fuori, e nulla piu’.

Scrutando a fondo in quell’oscurita’, stetti li’ a lungo a immaginare, a temere,
a dubitare, a sognare sogni che nessun mortale aveva mai osato sognare prima;
ma il silenzio non fu rotto, e dalla quiete non provenne alcun segno,
e la sola parola detta fu la parola, sussurrata, “Eleonora?”
Questo sussurrai, ed una eco di rimando mormoro’ la parola “Eleonora!” –
soltanto questo, e nulla piu’.

Voltandomi per tornare nella mia camera, con tutta l’anima che mi bruciava dentro,
presto udii di nuovo un picchiettio, in un certo qual modo piu’ forte di prima.
“Sicuramente,” dissi, “sicuramente e’ qualcosa sulla grata della mia finestra:
vediamo, allora, cosa sia in realta’, ed esploriamo questo mistero –
lasciamo che il cuore si tranquillizzi un attimo, ed esploriamo questo mistero; –
sara’ il vento e nulla piu’.”

Matu’s translations of the very best poets ever – part Iultima modifica: 2005-01-24T16:43:03+01:00da matu73
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