I apologizze

Caro blog,

quando ero ragazzetto amavo, come tutti i ragazzetti, trascorrere i miei sabati pomeriggio facendo le vasche sotto i portici della via principale del paese. A chi non e’ stato come me un ragazzetto di paese, questa potrebbe sembrare un’attivita’ tutto sommato innocua. Ma non lo era affatto, perche’ sotto i portici della via principale del paese (di ogni paese), e’ in agguato un pericoloso predatore: il tamarro.

Come e’ noto sin dagli albori dell’etologia (si veda ad es. Lorentz, 1941), il tamarro, prima di iniziare a passeggiare per una via porticata di cinquecento metri, stabilisce mentalmente la traiettoria da percorrere, con la precisione di un ingegnere della NASA che debba fare i calcoli per un allunaggio. Da quella traiettoria che ha prestabilito, il tamarro non deviera’ per nessun motivo. Lui non si spostera’ mai, sta a te ragazzetto che lo incroci compiere una manovra di aggiramento per evitare di urtarlo.

Tutti i ragazzetti queste cose le sanno, e aggirano quasi automaticamente le schiere di tamarri che giungono controcorrente. Ogni tanto, tuttavia, poteva succedere che tu ti distraessi (tipicamente al passaggio di qualche ragazzetta) e andassi ad urtare la spalla del tamarro, sabotandone irreparabilmente il decorso. Per il tamarro questa era un’offesa gravissima, meritevole di rappresaglia immediata e cruenta. Per espiare la tua colpa e scongiurare le mazzate, ti restava allora un’unica possibilita’: dovevi chiedere “scussa”. Sembra una cosa banale, ma non lo e’. Non bastava mormorare un semplice “scusa” di circostanza, in tono neutro. Il tono doveva essere di compunta deferenza, ma soprattutto il suono sibilante della “s” doveva essere ben marcato, sonoro: “scusssa”. Una sibilante sorda ti sarebbe costata minimo un cazzotto nello stomaco. Se chiedevi “scussa” a dovere, il tamarro, anche il piu’ permaloso, era obbligato dal codice che regola il suo comportamento (cfr. D. Morris, A Treatise on Canavesan Zoology, Oxford University Press, London, 1957) ad “accettare le scusse”. Non si poteva menare uno che “ti aveva chiesto scussa”.

Un po’ di pazienza, caro blog, e vengo al punto, che e’ questo: e’ triste considerare, leggendo i quotidiani di questi giorni, come l’Esercito degli Stati Uniti d’America si comporti ormai come me quando avevo tredici anni: quando fanno la cazzata, tipo asfaltare con le bombe un villaggio di pastori iracheni che credevano una minaccia (!) per la loro sicurezza, poi se la sfangano semplicemente dicendo: “Scusate, ci siamo sbagliati. Our fault…”. Ai bei tempi della guerra fredda, almeno si degnavano di nascondere le notizie e di insabbiare le inchieste…

Matu

I apologizzeultima modifica: 2005-01-14T10:03:05+01:00da matu73
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6 pensieri su “I apologizze

  1. Sei stupefacente: ti intendi di programmazione e simili (e, come vedi, non è il mio caso) e allo stesso tempo scrivi bene, in modo divertente, originale e piacevole!
    Scientifico e letterario….. insolito essere portati per entrambi i campi!
    Complimenti!!! (un po’ ti invidio, mannaggia….)

  2. Falabrach as fa nen parej,
    set travaje tuca nen blugghè,
    pensa a la prudusiun nen ala gratifica natalisia.

    A bela roba sti blogh, che tan tsperi mach truvè na cita da ciulè!

    Ciao Mazzuteo (quindi c’è gente che trova interessanti le nostre tristi vite piene di vaccate, a behh)

    Tiliu

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